La polemica del momento riguarda la tassa sui sacchetti biodegradabili del reparto ortofrutta. Sui social si è scatenata l’ira dei consumatori, toccati maggiormente dal fatto di dover pagare ogni singolo sacchetto da 1 a 3 centesimi piuttosto che dall’aumento, assai più rilevante, di bollette di gas e luce e del pedaggio autostradale.

Le notizie al riguardo si susseguono velocemente, e nel marasma di novità continue non è facile capire come stiano esattamente le cose.

Proviamo qui a chiarire i punti fondamentali.

1. Di che legge si tratta e cosa dice esattamente?

La legge è quella di conversione del decreto legge 2017 n. 91, Disposizioni urgenti per la crescita economica del mezzogiorno, la quale impone che i sacchetti con spessore della singola parete inferiore a 15 micron debbano essere biodegradabili e compostabili. Le sanzioni per chi non rispetta tale legge vanno dai 2500 ai 25.000 euro. Ufficialmente la legge è entrata in vigore dal 1 gennaio 2018.

Il Ministero dell’Ambiente, in una nota inviata alla grande distribuzione, ha precisato che “le borse di plastica di qualsiasi tipo non possono essere distribuite a titolo gratuito dai supermercati e che il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino”.

2. Quanto si pagheranno le nuove buste biodegradabili?

Sono uscite sul web cifre esagerate, c’era chi addirittura parlava di 10 cent a busta, ma la realtà è un’altra. Il costo medio per singola busta si aggira sui 2 cent, calcolando una stima su 300 sacchetti annuali si arriva ad una spesa di 6 euro totali.

3. Perché il costo dei sacchetti deve ricadere sul consumatore?

La parlamentare PD Stella Bianchi, prima firmataria dell’emendamento che ha introdotto la nuova normativa, spiega: “Abbiamo sempre pagato i sacchetti della frutta e della verdura. Il costo dei sacchetti di plastica che abbiamo usato finora sono sempre stati spalmati sul prezzo finale del supermercato, come succede con tutti i costi di funzionamento. Ora ci accorgiamo di pagarle. Il prezzo risulta sullo scontrino e questo è stato deciso perché uno degli obiettivi della direttiva era aumentare la consapevolezza dei cittadini europei sul fatto che la plastica è un costo e quale modo migliore per rendersene conto se non questo?”.

4. Come hanno reagito le associazioni di consumatori?

Per il Codacons è “un nuovo balzello che si abbatterà sulle famiglie italiane, una nuova tassa occulta a carico dei consumatori”. Per Legambiente, invece, “non è corretto parlare di caro-spesa. L’innovazione ha un prezzo, ed è giusto che i bioshopper siano a pagamento, purché sia garantito un costo equo, che si dovrebbe aggirare intorno ai 2-3 centesimi a busta. Così come è giusto prevedere multe salate per i commercianti che non rispettano la vigente normativa”.

5. Si possono portare i sacchetti da casa?

Il Ministero della Salute ha chiarito che è possibile portarsi da casa i sacchetti per comprare frutta e verdura purché siano biodegradabili, nuovi e monouso. Saranno gli esercenti che dovranno occuparsi di verificare che si tratti effettivamente di sacchetti nuovi e biodegradabili.

6. E’ vero che tale manovra è stata fatta a favore di un’azienda in particolare, la Novamont guidata da Catia Bastioli ritenuta vicina a Matteo Renzi?

La Novamont è senza dubbio l’azienda leader italiana in questo campo con l’80% di fatturato totale, ma non è l’unica che realizza sacchetti prodotti da materie prime naturali anziché da petrolio. In tutta Italia sono oltre 150 le aziende di questo settore con circa 4mila dipendenti e 350 milioni di fatturato. Non ci sono prove certe che leghino in maniera diretta Renzi a Catia Bastioli.

7. Era necessaria questa manovra sui sacchetti di plastica biodegradabili? 

Si tratta di un giudizio di merito, e le posizioni ad oggi sono su due binari opposti. L’obiettivo dichiarato è quello di coltivare una conversione ecologica dell’economia. La plastica tradizionale prodotta dal petrolio se la smaltisci correttamente e la ricicli, ridiventa materia prima seconda, ma se viene abbandonata nei campi e nei mari, danneggia per secoli e secoli quegli ambienti. Abbiamo un problema enorme di inquinamento dei mari da plastica, motivo per cui si è cercato di sostenere la riduzione dell’uso e dell’abbandono di questi prodotti. E’ indispensabile sostenere il più possibile l’uso di prodotti fatti da materia prima seconda ossia da plastica riciclata se si vuole trasformare l’economia in modo che sia più rispettosa dell’ambiente.

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FOTO: Varesenews.it

 

 

 

 

Author: ErikaStreppa

Erika. Blogger, riccia bionda naturale, amante dei cani e della natura. Mi interesso di Ambiente, Sport, Attualità e faccio anche qualche Recensione. Sono appassionata di Biocosmesi, sempre alla ricerca della Tabella INCI perfetta!