IL GIORNO IN CUI CAPIAMO DAVVERO COSA SIGNIFICA DIVENTARE ADULTI

Le tre fasi della vita: un bambino consolato dalla madre, un adulto che affronta da solo le responsabilità e un padre che cura il figlio.
Da bambini qualcuno ci salva, da adulti impariamo a cavarcela, e con il tempo diventiamo noi il punto di riferimento per qualcuno.

Ci sono sere in cui la casa è silenziosa e la mente invece è piena di pensieri. Capita anche a me: magari mentre ascolto un po’ di musica per mettere ordine tra emozioni e ricordi. Le canzoni a volte fanno questo effetto strano, come le onde del mare quando si infrangono sugli scogli: portano a galla pensieri che credevamo immersi nelle profondità.

A volte basta una canzone o un ricordo per far emergere una consapevolezza improvvisa: il momento in cui capiamo davvero cosa significa diventare adulti.

Quando eravamo piccoli bastava correre tra le braccia di un adulto per sentirci al sicuro. Quando avevamo paura del buio, quando qualcuno ci trattava male, quando non sapevamo cosa fare. C’era sempre qualcuno pronto a proteggerci, a dirci che tutto si sarebbe sistemato. Bastava un abbraccio, a volte perfino un cerotto con disegnato sopra Winnie the Pooh, e il mondo tornava al suo posto.

È una sensazione che molti ricordano con una parola sola: nostalgia.

QUANDO COMINCIA DAVVERO L’ETÀ ADULTA

Secondo diversi dati di Eurostat, oggi in Europa l’ingresso nella piena autonomia arriva sempre più tardi, spesso intorno ai trent’anni. L’uscita dalla casa dei genitori, l’indipendenza economica e la stabilità lavorativa tendono infatti a spostarsi avanti nel tempo.

Eppure, diventare adulti non coincide davvero con una data o con un numero preciso.

L’età adulta comincia prima. Comincia nel momento in cui capiamo che alcune decisioni spettano solo a noi. Quando scopriamo che non esiste più qualcuno che possa proteggerci da tutto. Quando alcune ferite della vita non possono essere guarite con un semplice cerotto.

È un momento silenzioso, ma molto chiaro.

Da bambini qualcuno ci salva. Diventare adulti significa imparare a salvarsi, senza dimenticare che qualcuno può camminare accanto a noi.

IL MOMENTO IN CUI CI ACCORGIAMO DI ESSERE DIVENTATI ADULTI

Non sempre esiste un giorno preciso in cui diventiamo adulti. Più spesso è una consapevolezza che arriva lentamente, quasi in silenzio.

A volte accade quando dobbiamo prendere una decisione difficile senza poter chiedere a qualcuno di farlo al posto nostro. Altre volte quando affrontiamo una perdita, una responsabilità o un cambiamento che ci costringe a guardare la realtà con occhi diversi.

In quei momenti si capisce che crescere non significa smettere di avere paura o di avere dubbi. Significa piuttosto imparare ad attraversarli con le proprie forze.

È una scoperta che può fare un po’ male, perché segna la fine di una certa leggerezza dell’infanzia. Ma è anche il momento in cui cominciamo a scoprire qualcosa di importante: dentro di noi esistono risorse che non sapevamo di avere.

QUELLA STRANA SENSAZIONE CHE OGGI CHIAMIAMO “ADULTING”

Negli ultimi anni è diventata popolare una parola curiosa, soprattutto nei paesi anglosassoni: adulting. Con questo termine si descrive il processo, spesso un po’ faticoso e a volte persino ironico, di imparare a fare le cose da adulti.

Significa gestire responsabilità, prendere decisioni, affrontare problemi quotidiani senza aspettare che qualcuno li risolva per noi. In fondo è proprio quella sensazione che molti provano quando si rendono conto che la vita non ha più le protezioni dell’infanzia.

Dietro questa parola c’è una verità molto semplice: diventare adulti non significa avere tutte le risposte, ma imparare ogni giorno a cavarsela un po’ meglio.

IL RICORDO DELL’INFANZIA CHE CI ACCOMPAGNA

Quando penso alla mia infanzia, mi tornano in mente immagini molto semplici.

Il giardino di casa. I giochi con mia sorella, quando facevamo finta di essere principesse o ci inseguivamo a cuscinate. Ricordo perfino le sgridate perché non volevo mai indossare le scarpe. Stavo sempre scalza e la mia tata, con una pazienza infinita, mi rincorreva perfino sui rami degli alberi.

Sono ricordi piccoli, ma pieni di vita.

Crescendo a volte si ha l’impressione che quella felicità spensierata non tornerà più. Da bambini desideriamo diventare grandi perché vogliamo decidere da soli. Poi un giorno, da adulti, capita quasi di pensare che sarebbe bello avere qualcuno che decida al posto nostro almeno ogni tanto.

Le risate di allora avevano davvero un sapore diverso? Forse sì. Oppure semplicemente la vita non ci aveva ancora insegnato quanto possano essere complessi certi momenti.

PERCHÉ NESSUNO SI SALVA DAVVERO DA SOLO

Eppure crescendo scopriamo anche un’altra cosa importante.

Se è vero che impariamo a salvarci da soli, è altrettanto vero che non siamo mai completamente soli.

Uno degli studi più lunghi sulla felicità umana, condotto dall’Università di Harvard, ha dimostrato che la qualità delle relazioni è uno dei fattori più importanti per il benessere e la capacità di affrontare le difficoltà della vita.

Questo significa che, anche quando siamo adulti, continuiamo ad avere una rete di salvataggio. Non è più quella dell’infanzia, fatta di adulti che risolvono tutto al posto nostro. È una rete diversa, costruita negli anni.

Amici. Compagni di vita. Fratelli, cugini, persone care. A volte perfino un animale domestico che sa stare accanto nei momenti più silenziosi.

Sono presenze che non eliminano i problemi, ma ci ricordano che possiamo affrontarli insieme.

DA SALVATI A SALVATORI

Crescendo succede anche qualcosa di ancora più bello.

Le persone che ci hanno accompagnato nella vita ci lasciano insegnamenti. E piano piano, senza quasi accorgercene, diventiamo noi un punto di riferimento per qualcuno più giovane.

Un giorno ci accorgiamo che qualcuno corre verso di noi con una domanda, una paura, un dubbio. Proprio come facevamo noi da bambini.

Ed è in quel momento che comprendiamo davvero il passaggio: da salvati diventiamo salvatori.

Non perché siamo perfetti. Ma perché abbiamo imparato qualcosa lungo la strada.

QUANDO UNA CANZONE FA TORNARE LA NOSTALGIA

Capita ancora, ogni tanto, che una canzone riporti alla mente un po’ di malinconia. Una sera di novembre, magari, mentre fuori fa freddo e dentro casa i pensieri sono tanti.

In quei momenti può scendere una lacrima. Ed è normale.

Ma vale la pena ricordare una cosa semplice: il tempo ha una straordinaria capacità di guarire molte ferite, e l’amore delle persone che abbiamo accanto continua a essere una forza enorme.

Forse nessuno verrà più a mettere un cerotto su un ginocchio sbucciato. Ma ci saranno sempre forme diverse di salvataggio.

A volte sono una parola gentile.

A volte una presenza silenziosa.

A volte qualcuno che ci ricorda che andrà tutto bene.

GUARDANDO LA VITA CON UNA PROSPETTIVA DIVERSA

Quando cambiamo prospettiva, scopriamo che la nostra rete di salvataggio esiste davvero. È fatta di relazioni, ricordi, affetto e legami costruiti nel tempo.

E soprattutto scopriamo che dentro di noi esistono più forza e coraggio di quanto pensassimo.

La domanda su chi ci salverà non scompare davvero con gli anni. Cambia semplicemente la risposta.

In parte siamo noi.

In parte sono le persone che amiamo.

E forse crescere significa proprio questo: imparare a camminare con le proprie gambe, senza dimenticare che qualcuno può camminare accanto a noi.

Come scriveva Albert Camus, filosofo e scrittore francese:

“Nel mezzo dell’inverno ho scoperto che vi era in me un’invincibile estate.”

Ek

RIPRODUZIONE RISERVATA

 

http://erikastreppa.it/impariamo-a-gestire-i-conflitti-suoniamo-la-campana

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *