Un piccolo centro dell’Alaska dove abitazioni e servizi si trovano nello stesso palazzo. Un caso curioso che racconta molto anche sull’economia delle città.
In Alaska esiste una città dove quasi tutti gli abitanti vivono nello stesso edificio.
Si chiama Whittier, un piccolo centro costiero affacciato sulla penisola di Kenai. Qui vivono poco più di duecento persone e la maggior parte della popolazione abita nello stesso palazzo di quattordici piani: il Begich Towers.
Whittier è una piccola città dell’Alaska dove la maggior parte degli abitanti vive nello stesso edificio, il Begich Towers.
All’interno dell’edificio non si trovano soltanto appartamenti. Ci sono anche una scuola, uffici amministrativi, una lavanderia, un supermercato, una chiesa e diversi servizi necessari alla vita quotidiana.
In pratica una parte significativa della vita della città si svolge sotto lo stesso tetto.
La cosa può sembrare solo una curiosità geografica, ma il caso di Whittier Alaska è anche interessante dal punto di vista economico: mostra cosa succede quando abitazioni, servizi e vita sociale sono concentrati nello stesso spazio.
PERCHÉ A WHITTIER VIVONO TUTTI NELLO STESSO EDIFICIO?
La particolarità di Whittier in Alaska non nasce da un progetto urbanistico futuristico, ma da circostanze storiche e geografiche.
L’edificio Begich Towers fu costruito negli anni della Guerra Fredda come struttura militare per l’esercito statunitense. Nel tempo è stato trasformato in un complesso residenziale che oggi ospita gran parte della comunità.
Anche la posizione geografica ha avuto un ruolo importante.
Whittier è collegata al resto dell’Alaska attraverso un unico tunnel a senso alternato, che attraversa la montagna e che durante la notte viene chiuso. L’altra possibilità per raggiungere la città è via mare, attraverso il Passage Canal.
In un luogo dove il clima è rigido e gli spostamenti possono essere difficili per molti mesi dell’anno, concentrare abitazioni e servizi nello stesso edificio è diventata una soluzione pratica.
Molti abitanti possono soddisfare gran parte delle loro necessità quotidiane senza uscire all’esterno.
L’ECONOMIA DI UNA CITTÀ SOTTO LO STESSO TETTO
Dal punto di vista economico, Whittier Alaska rappresenta un piccolo esperimento urbano molto interessante.
Quando abitazioni, servizi e attività quotidiane sono concentrati nello stesso spazio, molti costi tipici della vita urbana si riducono.
Le distanze diventano minime, gli spostamenti quasi inesistenti e la gestione dei servizi pubblici può risultare più semplice.
Nel caso di Whittier questo è evidente. Fare la spesa, andare a scuola o svolgere alcune attività amministrative richiede semplicemente di scendere di qualche piano o attraversare un corridoio.
In termini economici, questo modello ricorda ciò che gli urbanisti chiamano città compatta: uno spazio urbano in cui abitazioni, servizi e attività economiche si trovano molto vicini tra loro.
La concentrazione delle funzioni urbane può ridurre:
- i costi dei trasporti
- la manutenzione delle infrastrutture
- il tempo dedicato agli spostamenti
- il consumo energetico legato alla mobilità.
In altre parole, riducendo le distanze si riducono anche molti costi invisibili della vita urbana.
I VANTAGGI ECONOMICI DELLA PROSSIMITÀ
Negli ultimi anni molti studi sull’economia urbana hanno iniziato a valorizzare il concetto di prossimità.
Quando servizi, negozi e abitazioni si trovano vicini tra loro, l’economia locale può diventare più efficiente. I quartieri compatti favoriscono le attività commerciali di prossimità, riducono la dipendenza dall’automobile e permettono una gestione più semplice dei servizi pubblici.
Per questo motivo alcune città stanno sperimentando modelli urbanistici simili, come quello della cosiddetta città dei quindici minuti, in cui le principali attività quotidiane si trovano a breve distanza dalle abitazioni.
Whittier rappresenta una versione estrema di questa idea: una città dove la distanza tra casa, scuola e servizi si riduce letteralmente a pochi metri.
QUANDO IL MODELLO NON FUNZIONA
Naturalmente concentrare abitazioni e servizi nello stesso edificio non garantisce automaticamente il successo di un progetto urbano.
Nel corso del Novecento molti architetti e urbanisti hanno immaginato grandi complessi residenziali autosufficienti. In alcuni casi queste esperienze hanno funzionato, in altri hanno prodotto risultati molto diversi da quelli previsti.
Un esempio interessante in Italia è il Corviale di Roma, spesso chiamato il “Serpentone”.
Il grande edificio progettato negli anni Settanta dall’architetto Mario Fiorentino era stato pensato come una piccola città lineare: un complesso lungo quasi un chilometro che avrebbe dovuto integrare abitazioni, negozi, scuole e servizi.
L’obiettivo era simile a quello che osserviamo a Whittier: ridurre le distanze tra le funzioni della città e creare una comunità compatta.
Nel tempo, però, il progetto romano ha incontrato molte difficoltà. Alcuni servizi previsti non sono stati realizzati, la gestione dello spazio urbano è diventata complessa e il quartiere ha sofferto di isolamento rispetto al resto della città.
Questo dimostra che la concentrazione urbana può produrre risultati molto diversi a seconda del contesto economico e sociale.
COSA CI INSEGNA IL CASO WHITTIER
Il piccolo centro di Whittier Alaska dimostra che la forma delle città non è solo una questione architettonica.
Il modo in cui distribuiamo abitazioni, servizi e spazi urbani influenza direttamente:
- il costo della vita
- l’efficienza dei servizi
- il tempo dedicato agli spostamenti
- le opportunità economiche.
In altre parole, l’urbanistica è anche economia.
Una città dispersa richiede più infrastrutture, più trasporti e più energia. Una città compatta può invece ridurre molti di questi costi.
Whittier rappresenta una versione quasi estrema di questa idea: una città in cui gran parte della vita quotidiana si svolge nello stesso edificio.
UNA PICCOLA CITTÀ, UNA GRANDE DOMANDA
Naturalmente nessuno immagina che tutte le città del mondo possano funzionare come Whittier.
Ma questo piccolo centro dell’Alaska pone una domanda interessante: quanto incidono le distanze e la forma delle città sul nostro modo di vivere e sull’economia urbana?
In fondo, dietro quella che sembra solo una curiosità geografica si nasconde una riflessione più ampia su come costruiamo gli spazi in cui viviamo.
Perché una città non è fatta solo di edifici e strade, ma anche delle scelte economiche e sociali che ne modellano la forma.
Come ricordava Jane Jacobs, urbanista e scrittrice:
“Le città hanno la capacità di fornire qualcosa per tutti, solo perché – e solo quando – sono create da tutti.“
Ek.
RIPRODUZIONE RISERVATA.