PERCHÉ NON CI SENTIAMO FELICI

Gruppo di amici che ride, canta e suona strumenti musicali intorno a un falò serale, davanti a una tenda.
Una serata tra amici, musica e risate sotto le stelle.

DAL 2017 AL 2025, LA STESSA DOMANDA CHE CI OPPRIME

La prima volta che mi sono chiesta davvero “perché non siamo felici?” risale al 2017. Ricordo bene quel periodo: una generazione, la mia, smarrita tra contratti a termine, sogni rimandati, progetti accantonati. Tutti rincorrevamo una stabilità che sembrava sempre sfuggirci. Pensavo: “È solo una fase, passerà. Forse con un cambio di lavoro, una nuova città, un po’ di fortuna…”.

E invece eccoci nel 2025, e il nodo è ancora lì.

Anni fa leggevo la lettera di un giovane uomo, Michele, trentenne, che scelse di togliersi la vita. Non ce la faceva più. Troppe porte chiuse, troppe frustrazioni, troppa solitudine. Le sue parole hanno fatto male:

“Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata. […] Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere la sicurezza.”

Un grido disperato di otto anni fa, che avrebbe potuto essere scritto da uno qualunque di noi. Un rapporto della Eurostat del 2025 riporta che nell’Unione Europea nel 2022 ci sono stati 5.017 morti per suicidio nella fascia 15-29 anni, con un tasso di 8,3 per 100.000 nella fascia 25-29 anni.

Mi sono fermata. Mi sono chiesta: cos’è che ci manca davvero? Perché continuiamo a non sentirci felici, anche quando abbiamo tutto ciò che “dovrebbe” bastare?

L’ILLUSIONE DEL TUTTO E SUBITO

La nostra società ci ha illuso che la felicità sia una somma di cose: un buon lavoro, una bella casa, un telefono di ultima generazione, un corpo perfetto. Ma forse è proprio questa rincorsa al “tutto e subito” ad averci allontanati dalla felicità.

Se è vero quel che dicono, che siamo diventati, senza accorgercene, bambini viziati che pensano che tutto sia dovuto. Eppure, se ci pensiamo bene… perché tutti desideriamo tornare bambini?

I bambini sanno essere felici con poco. Una corsa al parco, un pomeriggio al mare a costruire castelli di sabbia con i cugini, una risata con la mamma, una canzone ballata in pigiama con un’amica. I ricordi più belli sono spesso quelli che non hanno prezzo.

Nessuno ha un ricordo emozionante legato a «quel giorno che ho comprato…».
I nostri momenti felici hanno a che fare con le persone, non con gli oggetti.

SIAMO CONNESSI, MA SEMPRE PIÙ SOLI

Molti di noi oggi fanno fatica a stare nel silenzio. Quel silenzio che ti mette a confronto con te stesso. Che ti sussurra che forse qualcosa non va. E allora zapping, scroll infinito, appuntamenti su appuntamenti, sempre di corsa, sempre in superficie.

Vogliamo il telefono più avanzato per “restare connessi”, ma ci sentiamo più soli che mai. Vogliamo l’auto più veloce, ma alla fine andiamo sempre dalle stesse persone che ci amano come siamo. Vogliamo case belle, ma passiamo le giornate fuori, per guadagnare i soldi per mantenerle.

La società ci ha convinti che contiamo per ciò che abbiamo, non per ciò che siamo. Ma nel frattempo abbiamo dimenticato come si sta bene davvero.

 COSA CI DICONO LE RICERCHE SCIENTIFICHE

La psicologia e le neuroscienze oggi confermano ciò che molti di noi sentono sulla pelle.

Solitudine e benessere mentale

Una ricerca pubblicata su International Journal of Environmental Research and Public Health (MDPI) nel 2023 ha dimostrato che la solitudine può spiegare fino al 48% della variazione del benessere mentale e addirittura il 52% della soddisfazione nella vita.
Trovi l’articolo completo qui: https://doi.org/10.3390/ijerph19041977 

Materialismo e infelicità

Un’analisi scientifica pubblicata su Journal of Consumer Psychology ha dimostrato che il materialismo ha una correlazione negativa con la felicità. Più accumuliamo oggetti pensando che ci renderanno felici, meno lo siamo davvero.
Trovi l’articolo completo qui: https://doi.org/10.1002/jcpy.1206 

Social media e confronto sociale

Uno studio su International Journal of Psychological Studies (CCSE – Canadian Center of Science and Education) mostra come i social media alimentino il confronto sociale, creando insoddisfazione, ansia e senso di inadeguatezza.
Trovi l’articolo completo qui: https://www.ccsenet.org/journal/index.php/ijps/article/view/0/47926 

Giovani, precarietà e identità

Un’indagine italiana su SpringerLink – Journal of Youth and Adolescence evidenzia come i giovani NEET (Not in Education, Employment or Training) sviluppino una forte perdita di senso e identità, con conseguenze gravi sulla salute mentale.
Trovi l’articolo completo qui: https://doi.org/10.1007/s10964-023-01712-1

LE VERE RADICI DEL NOSTRO MALESSERE

  • Mancanza di senso: vivere senza un obiettivo o senza sentirsi utili logora l’anima.
  • Solitudine relazionale: ci manca il contatto umano autentico, quello che nutre.
  • Cultura dell’apparenza: ci viene chiesto di essere perfetti, non veri.
  • Ritmo disumano: mai tempo per riflettere, mai tempo per essere.

 COSA POSSIAMO FARE PER CAMBIARE ROTTA

  • Riscoprire il silenzio: staccati dai rumori, ascolta il tuo respiro. Lì dentro c’è una risposta.
  • Cercare relazioni vere: anche poche, ma profonde. Il benessere nasce da legami sinceri.
  • Investire in esperienze: viaggi, cene, passeggiate. Le emozioni durano, gli oggetti no.
  • Rivalutare l’ordinario: la felicità è nelle piccole cose, quelle che trascuriamo.
  • Accogliere l’incertezza: la vita non si può controllare tutta, ma si può scegliere come viverla.

CONCLUSIONE

La felicità non è uno stato permanente. Non è neanche un traguardo. È uno spazio, una presenza. È un momento condiviso, un ricordo che ti scalda, una carezza invisibile.

Se nel 2017 cercavamo risposte e nel 2025 le domande sono ancora le stesse, forse non è la società a dover cambiare per prima, ma noi.

Perché la felicità non si compra, si coltiva. Non si conquista, si accoglie.

Friedrich Nietzsche diceva che “La felicità è una corda tesa tra l’essere e il condividere; non è un possesso, è una presenza.”

E sì, anche quando sembra tutto buio, andrà tutto bene.
Perché non siamo soli. E in quel silenzio, in quella riflessione, in quella risata vera, possiamo ancora ritrovare la strada.

Ek.

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