PERCHÉ IN ITALIA SOLO 4 PERSONE SU 10 RIESCONO A RISPARMIARE

Mano che appoggia una moneta dentro un vaso trasparente illuminato da luce calda, simbolo delle difficoltà nel risparmiare in Italia.
Un gesto semplice che racconta la realtà di molti italiani: risparmiare oggi è più difficile, ma non impossibile.

IMPARARE A GUARDARE LA REALTÀ ECONOMICA

Ricordo quando ero piccola: capitava spesso di sentire i racconti degli amichetti che, ridendo, dicevano di aver trovato soldi nascosti sotto i materassi dei nonni. Altri raccontavano di aver scoperto milioni di lire dietro un termosifone dopo la loro scomparsa, ormai privi di valore perché nel frattempo era arrivato l’euro e quei risparmi “di una volta” erano stati dimenticati lì. Era un’immagine molto italiana: il risparmio come qualcosa di istintivo, quasi naturale, un’abitudine tramandata più che studiata.

In Italia si parla spesso del risparmio come di un valore culturale, qualcosa che “abbiamo nel DNA”. Eppure, oggi questo non è più vero. I dati mostrano che solo quattro italiani su dieci riescono a risparmiare con continuità, mentre la maggioranza vive con difficoltà la gestione delle proprie finanze. Nella mia esperienza, questa sensazione di precarietà non riguarda soltanto il portafoglio, ma anche la percezione più profonda di non avere pieno controllo sul proprio futuro.

Comprendere perché accade non è un esercizio teorico: significa riconoscere i meccanismi che influenzano la nostra quotidianità e che, spesso senza accorgercene, orientano le scelte economiche delle famiglie. Oggi proviamo a guardarli insieme, con realismo e con un approccio che permetta a ciascuno di ritrovare consapevolezza e direzione.


PERCHÉ SOLO 4 ITALIANI SU 10 RIESCONO A RISPARMIARE

I dati più recenti descrivono una realtà chiara. Secondo l’Istat, solo il 37–40% delle famiglie italiane riesce a risparmiare in modo stabile. Il resto vive mese per mese, senza margine per imprevisti. Anche la Banca d’Italia conferma questa proporzione, indicando come il risparmio sia diventato un privilegio più che un’abitudine. Queste analisi, consultabili nei rapporti ufficiali, mostrano come risparmiare in Italia non sia più scontato come in passato.

Le ragioni sono molteplici. La prima riguarda il reddito: l’Italia è uno dei pochi Paesi avanzati in cui i salari reali non crescono da oltre trent’anni. Mentre il costo della vita aumenta, gli stipendi rimangono fermi, comprimendo il potere d’acquisto e riducendo lo spazio per il risparmio. A questo si aggiungono spese fisse più elevate, dalla casa ai trasporti, e una percezione diffusa di pressione fiscale che rende più difficile pianificare a lungo termine.

Un’altra causa rilevante è la scarsa educazione finanziaria. Le ricerche dell’OECD indicano che l’Italia si colloca nelle ultime posizioni europee per competenze economiche di base, come la gestione del budget o la comprensione del debito. In queste condizioni, risparmiare non è solo difficile: è culturalmente poco supportato.


COSA SIGNIFICA UNA SOCIETÀ CHE RISPARMIA POCO

Quando un Paese risparmia poco, l’effetto non è soltanto individuale. La mancanza di risparmio genera fragilità collettive, perché riduce la capacità delle famiglie di far fronte agli imprevisti e diminuisce la disponibilità di capitali che alimentano gli investimenti. L’OECD sottolinea come l’Italia dipenda sempre più da finanziatori esterni proprio a causa di un risparmio interno in calo, una dinamica che amplia le disuguaglianze e rallenta la crescita.

Sul piano emotivo, vivere senza riserve economiche aumenta ansia, stress e senso di insicurezza. Studi pubblicati sul Journal of Financial Therapy spiegano come questa vulnerabilità influenzi anche le decisioni quotidiane, portando spesso a evitare cambiamenti importanti per paura di non poterseli permettere. È un circolo che si autoalimenta: meno risparmio significa meno libertà e meno capacità di progettare il futuro.


IL RUOLO DEI SOCIAL NELLE SCELTE ECONOMICHE DI OGGI

Molti si chiedono se i social media abbiano un ruolo nel peggiorare la capacità di risparmiare in Italia. La risposta delle ricerche accademiche è chiara: sì, influiscono. E spesso più di quanto immaginiamo.

La Stanford Graduate School of Business ha mostrato come il confronto sociale digitale aumenti la spesa impulsiva. Fotografiamo la vita degli altri e la percepiamo migliore della nostra; osserviamo viaggi, cene, ristrutturazioni e acquisti di lusso che sembrano alla portata di tutti. Questo genera un desiderio di “allinearsi” allo stile di vita percepito, anche quando non è sostenibile. La pressione non è esplicita: è psicologica.

Il fenomeno è amplificato dalla cosiddetta FOMO, la paura di essere esclusi. Secondo Deloitte, una parte consistente delle spese non necessarie nasce proprio da questo meccanismo emotivo: non vogliamo sentirci “indietro”. Il risultato è che molte persone iniziano a spendere per imitazione, spesso ricorrendo al credito al consumo o alle rate per oggetti che non servirebbero davvero.

In sociologia si parla di “consumo simbolico”: acquistiamo non per bisogno, ma per rappresentare qualcosa agli occhi degli altri. In un Paese dove risparmiare in Italia è già difficile per ragioni economiche strutturali, questa dinamica enfatizza la fragilità finanziaria.


VIVERE IN UN PAESE CHE NON RISPARMIA: QUALI EFFETTI PERSONALI

Quando una cultura collettiva si allontana dal risparmio, il primo effetto non è economico ma psicologico. Le famiglie sviluppano una percezione di instabilità che si traduce in minore fiducia, minori investimenti personali e una tendenza a rimandare decisioni importanti come cambiare lavoro, formarsi o avviare un progetto.

A livello sociale, diminuisce la capacità di affrontare crisi improvvise, e questo aumenta la sensazione diffusa di vulnerabilità. È un clima che in Italia conosciamo bene: insicurezza economica, incertezza del futuro, tensione nelle famiglie. Per questo ritrovare un equilibrio finanziario non è solo una questione di numeri, ma di benessere e serenità quotidiana.


COSA POSSIAMO IMPARARE DA QUESTA ANALISI

Imparare a risparmiare in Italia non significa tornare ai modelli del passato, ma capire le regole del presente. Significa riconoscere che la pressione sociale, soprattutto digitale, può influenzare più del necessario le nostre scelte; significa rendersi conto che, senza una vera educazione finanziaria, ogni imprevisto diventa una montagna.

Ognuno di noi può ricominciare dal realismo: osservare le proprie abitudini di spesa, chiedersi quali siano realmente necessarie e costruire passo dopo passo una riserva che permetta di stare meglio. Non è un gesto tecnico, è un atto di cura verso il proprio futuro.

Come scriveva Seneca, “Non è povero chi ha poco, ma chi desidera troppo.”

E forse, oggi, vale più che mai.

Ek.

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