GUARDARE OLTRE I NUMERI
Stavo leggendo una recente ricerca sul credito al consumo, dalla quale emerge che quasi un milione di italiani ha chiesto un prestito o un finanziamento per affrontare le spese dei regali di Natale. È un dato che colpisce e che, se letto in modo superficiale, rischia di essere liquidato come un problema di scarsa educazione finanziaria. Nella mia esperienza, però, dietro questi numeri non c’è solo una difficoltà economica, ma un insieme di dinamiche sociali e psicologiche molto più profonde.
Il Natale porta con sé luci, canzoni, tavole da organizzare e, soprattutto, i regali da fare. Ogni anno c’è chi vive questo periodo con entusiasmo e chi, invece, lo affronta con una certa dose di stress, cercando di trovare il regalo “giusto” per le persone più o meno vicine. A tutto questo si aggiunge un contesto economico sempre più complesso: l’inflazione che cresce, gli stipendi che restano fermi e spese che, anche per oggetti comuni, diventano via via più onerose.
Quando parliamo di debiti fatti per i regali, quindi, non stiamo parlando semplicemente di consumo eccessivo. Stiamo parlando di aspettative, di confronto sociale e di un bisogno diffuso di non sentirsi “fuori posto” proprio nei momenti che, culturalmente, dovrebbero rappresentare condivisione, appartenenza e vicinanza agli altri.
Questa cornice è importante, perché aiuta a leggere i numeri con uno sguardo più ampio. Il ricorso ai finanziamenti per i regali non è un fenomeno isolato né limitato al periodo natalizio: è il punto di incontro tra condizioni economiche sempre più tese e una serie di aspettative sociali che si sono accumulate nel tempo. Per capire davvero cosa sta succedendo, quindi, vale la pena fermarsi un attimo sui dati e chiedersi non solo quante persone si indebitano, ma per quali motivi queste scelte diventano così frequenti.
QUANTI ITALIANI SI INDEBITANO E PERCHÉ
I dati mostrano che una quota significativa di persone ricorre al credito al consumo non solo per far fronte a spese impreviste, ma anche per sostenere consumi fortemente simbolici: regali, viaggi, esperienze considerate “importanti”. Il Natale è il momento in cui questo fenomeno diventa più visibile, perché concentra in poche settimane aspettative familiari, sociali ed emotive.
Le ragioni economiche esistono e sono evidenti. Il potere d’acquisto si è ridotto, il costo della vita è aumentato e la capacità di risparmio è sempre più limitata. Tuttavia, questi fattori da soli non spiegano perché molte persone scelgano di non rinunciare nemmeno quando il budget non lo consente. Se fosse solo una questione di prezzi o di reddito, la rinuncia sarebbe una risposta logica.
Eppure, per molti, rinunciare non sembra davvero un’opzione praticabile. È qui che il fenomeno smette di essere solo economico e diventa sociale. Il problema non è tanto il costo del regalo, quanto il significato che quel regalo ha assunto nel tempo. Per capirlo, bisogna fare un passo ulteriore e osservare come oggi il dono abbia cambiato funzione.
DAL DONO ALLA PRESTAZIONE SOCIALE
È proprio a questo punto che vale la pena fermarsi e cambiare prospettiva. Se rinunciare a un regalo appare così difficile, anche quando il costo è alto o fuori portata, significa che il problema non sta solo nel prezzo dell’oggetto. Sta nel ruolo che il regalo ha assunto nel tempo. Quello che un tempo era un gesto libero, oggi è diventato qualcosa di diverso.
Per molto tempo il regalo è stato soprattutto un segno di attenzione. In contesti in cui la scarsità era condivisa, ricevere un oggetto semplice non era una mancanza, ma la normalità. Il valore del dono stava nella relazione che rappresentava, non nella sua dimensione economica. Nessuno misurava l’affetto in base al prezzo.
Oggi, invece, il dono si è progressivamente trasformato in una prestazione sociale. Regalare non significa più soltanto “pensare a qualcuno”, ma dimostrare di essere all’altezza delle aspettative: come genitori, come partner, come amici. Il regalo diventa una prova silenziosa, un modo per confermare il proprio ruolo all’interno del gruppo, soprattutto nei momenti in cui la visibilità sociale è più alta.
In una società in cui il confronto è continuo e amplificato, anche dai social, il valore del dono si sposta dall’intenzione al risultato. Non conta più solo il pensiero, ma il modello, il prezzo, l’aggiornamento. Non regalare l’oggetto “giusto” può essere vissuto come una mancanza personale prima ancora che economica. È qui che entra in gioco la vergogna sociale: la paura di apparire inadeguati pesa più del costo futuro del debito.
Per questo oggi molte persone fanno regali che non si possono permettere, anche ricorrendo a prestiti. Non per superficialità, ma per proteggere la propria identità sociale e sentirsi ancora parte del gruppo.
Capire questo passaggio non cambia i conti a fine mese, ma cambia il modo in cui guardiamo alle nostre scelte.
PERCHÉ 100 ANNI FA ERA DIVERSO
Un secolo fa il contesto era radicalmente diverso. La scarsità era diffusa e condivisa, le differenze economiche erano evidenti e socialmente accettate, le aspettative molto più basse. Ricevere un solo regalo, magari piccolo, non era vissuto come una mancanza, ma come qualcosa di normale.
Oggi viviamo invece in una società dell’abbondanza esibita. Vediamo continuamente ciò che gli altri fanno, comprano e regalano, ma non vediamo debiti, rate o rinunce. Questo alimenta un confronto costante che rende sempre più difficile accettare il limite. Rinunciare non viene percepito come una scelta legittima, ma come un segnale di fallimento personale.
IL PRESTITO COME SOLLIEVO IMMEDIATO
Dal punto di vista psicologico, il debito ha una caratteristica precisa: sposta il problema nel tempo. Il disagio immediato di “fare brutta figura oggi” viene evitato, mentre il costo economico viene diluito nel futuro. Il cervello tende a privilegiare il sollievo immediato rispetto a una fatica futura, soprattutto quando è in gioco il riconoscimento sociale.
Questo spiega perché il credito al consumo venga utilizzato anche per spese non essenziali. Non è una scelta irrazionale, ma una risposta umana a un contesto che rende il giudizio sociale immediato più pesante del peso economico successivo.
CAPIRE PER SCEGLIERE MEGLIO
Capire perché oggi ci indebitiamo per i regali non significa dire che sia giusto o sbagliato farlo. Significa riconoscere che dietro queste scelte c’è un bisogno profondo di appartenenza e di riconoscimento. Il problema non è il regalo in sé, ma il fatto che, sempre più spesso, venga usato come misura del nostro valore.
Riportare il dono a una dimensione più libera non vuol dire rinunciare, ma scegliere consapevolmente. E la consapevolezza, anche in economia, è spesso il primo vero passo verso decisioni più sostenibili.
Come scriveva Erich Fromm, «non è avere che rende ricchi, ma essere».
Forse, anche quando facciamo un regalo, vale la pena ricordarsene.
Ek.
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