LA MAGIA DEL NATALE E LE SUE CONTRADDIZIONI
L’ultimo periodo dell’anno porta con sé aspettative, luci, rituali e un’idea molto precisa di come dovremmo sentirci. Eppure, non sempre le cose vanno così. A volte arriva una malinconia difficile da spiegare, che sembra fuori posto proprio mentre tutto intorno invita alla felicità.
Non sempre ha una causa chiara. A volte è stanchezza, altre volte è nostalgia, altre ancora sono pensieri che durante l’anno restano sullo sfondo e che, con le feste, tornano a farsi sentire.
Il problema, spesso, non è provarla, ma il giudizio che diamo a quella sensazione.
Luci e addobbi sparsi per tutta la città, Babbi Natale che intrattengono frotte di bambini ad ogni angolo, dolci e leccornie di ogni sorta che fanno capolino sulle nostre tavole. Questi sono solo alcuni degli aspetti della magia del Natale, del quale neanche l’arguto Jack Skellington è riuscito a comprendere fino in fondo l’essenza.
“Santa Claus Is Comin’ to Town”, la tradizionale canzone natalizia, ci annuncia l’arrivo in città di un paffutello signore barbuto che ama gratificare i bimbi buoni con doni desiderati per tutto l’anno.
Il problema è che siamo cresciuti, non siamo più “bimbi buoni”. I fantastici giocattoli che ricevevamo qualche anno fa si sono tragicamente trasformati in sciarpe, guanti, libri, presine per la cucina, maglioni lilla con i rombi blu, e portachiavi a volte discutibili.
NON SIETE SOLI: LA MALINCONIA È CONDIVISA
Uno degli aspetti più faticosi di questo periodo è il senso di colpa.
Ci diciamo che non dovremmo sentirci così, che dovremmo essere grati, che in fondo non abbiamo veri motivi per stare male.
La malinconia non è un difetto da correggere. È uno stato d’animo comune, che appartiene a molti più di quanto si dica. C’è chi soffre di un vero e proprio disturbo affettivo stagionale (SAD), una forma di depressione legata ai cambiamenti stagionali, in cui i sintomi di umore basso, stanchezza e tristezza si manifestano principalmente nei mesi invernali, spesso collegato alle lunghe ore di buio e alle aspettative emotive e sociali che accompagnano le festività.
Come ricordava Eugenio Borgna, la tristezza non è il contrario della felicità, ma una delle sue condizioni. Negarla non la elimina, spesso la rende solo più pesante.
CAPIRE DA DOVE NASCE LA MALINCONIA
La malinconia natalizia non arriva sempre per un motivo preciso.
A volte nasce dal confronto con ciò che pensavamo di essere o di avere, altre volte dalla distanza tra la vita reale e l’immagine idealizzata delle feste. In altri casi emerge quando il ritmo rallenta e lascia spazio a pensieri che durante l’anno restano in sottofondo.
Fermarsi a chiedersi da dove nasce questa sensazione non significa indulgere nella tristezza, ma provare a darle un senso.
Capire non serve a risolvere tutto, ma a smettere di sentirsi sbagliati per ciò che si prova.
LE ASPETTATIVE IRREALISTICHE DEL NATALE PERFETTO
Siete tristi perché la vita reale è ben lontana dal prodotto confezionato che ci propinano gli spot natalizi, con famiglie perfette sedute armoniosamente intorno a una tavola impeccabile.
La vita reale, però, è fatta anche di discussioni, tensioni, genitori separati che si lanciano piatti e cattive parole, pesanti assenze, anziani soli, difficoltà economiche.
Non siamo un prodotto commerciale e, per stare bene, non abbiamo bisogno di oggetti costosi o di famiglie perfette.
LA MALINCONIA DI CHI VIVE DA SOLO
Diciamoci la verità: coloro che vivono da soli, soprattutto se la nuova avventura è cominciata da poco, provano spesso un po’ di malinconia nel periodo natalizio.
Magari qualcuno di caro non c’è più, magari siamo lontani dalla famiglia e dagli affetti, e il nostro unico addobbo natalizio è una candela con le stelline comprata al supermercato.
La tristezza ci sorprende da soli in casa sul divano mentre Kevin ha perso l’aereo per l’ennesima volta, l’avaro Ebenezer Scrooge si commuove davanti alla vita sciagurata di Timothy, e Fantaghirò salva ancora una volta Romualdo.
Il Natale non deve per forza essere vissuto dentro una famiglia “tradizionale”.
Famiglia è ovunque ci sia calore e sostegno reciproco: con amici, parenti, oppure anche da soli con se stessi, facendo qualcosa che ci fa stare bene.
FARE IN MODO CHE IL NATALE CREI BEI RICORDI
Fate in modo che il Natale crei bei ricordi: la mamma che prepara le fettuccine fatte in casa mentre discute con vostro padre perché le ruba, il sugo che borbotta, la nonna che frigge come se non ci fosse un domani e voi che prendete di nascosto il carciofo fritto creando un associazione a delinquere con i vostri cugini, lo zio che si addormenta sul divano con un mandarino in mano, la tombola, il tresette, il sette e mezzo, il nonno che racconta dei tempi lontani, i regali.
A questo serve il Natale: a regalarvi ricordi che, un giorno, sapranno scaldarvi il cuore nelle notti più buie e solitarie.
COSA DICONO LE RICERCHE SULLA MALINCONIA NATALIZIA
Le sensazioni descritte in questo articolo trovano riscontro anche nella ricerca scientifica.
Secondo l’American Psychological Association, le festività non rendono automaticamente più felici o più tristi, ma tendono ad amplificare le emozioni già presenti, aumentando stress, nostalgia e senso di solitudine.
Il disturbo affettivo stagionale è inoltre riconosciuto dalla letteratura clinica come una forma di depressione legata ai cambiamenti di luce e di ritmo stagionale, che può accentuarsi nei mesi invernali e nei periodi emotivamente carichi come le festività.
La malinconia natalizia, quindi, non è un segnale di debolezza personale, ma una risposta profondamente umana a un periodo denso di aspettative, confronti e significati simbolici.
Per quest’anno, io vi auguro risate a crepapelle, abbuffate di pandori e panettoni, qualche vittoria a tombola, una maratona della vostra serie TV preferita (io farò la maratona dei cartoni Disney) e, soprattutto, di riuscire a essere sereni.
“Ci sono stagioni in cui non serve aggiustare nulla, ma solo attraversare.”
— Chandra Livia Candiani
Ek.
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