LEZIONE DA NINTENDO: QUANDO REINVENTARSI È L’UNICA SCELTA POSSIBILE

Due bambini seduti su un divano, di schiena, mentre giocano davanti a una TV che mostra un videogioco in stile cartoon con il titolo “Lezione da Nintendo”.
Bambini che giocano davanti a un videogame, simbolo della creatività e della reinvenzione tipica di Nintendo.

IMPARARE DAL CAMBIAMENTO

Capita a tutti, prima o poi, di trovarsi in un momento in cui ciò che abbiamo sempre fatto non funziona più. Accade nel lavoro, nelle relazioni, nei progetti personali. È quel punto in cui ci rendiamo conto che continuare su una strada nota non garantisce più stabilità. Nella mia esperienza, la difficoltà maggiore non è tanto cambiare, quanto accettare che restare fermi non sia più possibile.

È un passaggio che spesso arriva in modo silenzioso: piccoli segnali che indicano che il contesto attorno è già cambiato, anche se noi continuiamo a muoverci nello stesso modo. Altre volte invece il cambiamento arriva all’improvviso, costringendoci a riorganizzare tutto. In questi momenti, la sensazione di sospensione è naturale, ma è anche il punto da cui spesso inizia una trasformazione importante.

In questi anni ho trovato nelle storie delle aziende un modo sorprendente per leggere anche la nostra vita quotidiana. Tra tutte, ce n’è una che più di altre racconta cosa significa reinventarsi: la storia di Nintendo. Un’azienda nata nel 1889, sopravvissuta a crisi, fallimenti, rivoluzioni tecnologiche e cambiamenti culturali profondissimi. E soprattutto, capace di non restare mai la stessa. Oggi trasformiamo la sua storia in una lezione semplice, concreta e utile per chiunque stia attraversando un momento di transizione.

PERCHÉ NINTENDO HA DOVUTO REINVENTARSI

Nintendo nasce nel 1889 come produttrice di carte da gioco tradizionali. Per molti anni quel mercato ha garantito stabilità, finché cambiamenti normativi e culturali non ne ridussero il valore. A quel punto era evidente che continuare sulla stessa strada avrebbe portato l’azienda a un lento declino.

È una situazione comune anche nella vita personale: ciò che ci ha sostenuti per anni può smettere di funzionare, semplicemente perché il contesto attorno è cambiato. In questi momenti, restare immobili può sembrare rassicurante, ma diventa spesso la scelta più rischiosa.

Nintendo decise di muoversi. Non con un grande gesto, ma attraverso una serie di scelte progressive, sperimentazioni e adattamenti. È questa disponibilità al cambiamento, più che l’innovazione in sé, ad averle permesso di continuare a esistere e crescere per oltre un secolo.

UNA STORIA POCO CONOSCIUTA: LE HANAFUDA E IL PRIMO CAMBIAMENTO

Forse in pochi sanno che Nintendo nasce come produttrice di carte da gioco tradizionali, le Hanafuda (che per capirci sono carte differenti dalle nostre, e rappresentano i dodici mesi dell’anno, ciascuno con quattro carte, utili in molti giochi giapponesi e utilizzate ancora oggi). Per decenni il modello di vendita ha funzionato bene, finché il mercato non è crollato.

I governi limitavano sempre di più il gioco d’azzardo, perché era considerato una pratica socialmente rischiosa: favoriva indebitamento, sale clandestine e fenomeni di criminalità organizzata. Per questo le autorità decisero di restringerne l’uso, riducendo drasticamente la domanda di carte tradizionali. A quel punto era evidente che continuare sulla stessa strada avrebbe portato l’azienda a un lento declino.

Questa situazione la stiamo vedendo anche noi oggi con l’avvento nel mondo del lavoro dell’intelligenza artificiale. Persone e aziende legate a un’identità che non esiste più, mentre il mondo continua a cambiare. Nintendo, invece, scelse di muoversi. E non una sola volta: decine di volte nel tempo.

GLI ERRORI CHE HANNO SALVATO NINTENDO

Quando Nintendo capì che il mercato delle carte non poteva più sostenerla, scelse una strada poco prevedibile: sperimentare. Negli anni Sessanta e Settanta provò a entrare in settori completamente diversi: riso istantaneo, taxi, aspirapolveri, distributori automatici, giocattoli meccanici. Molti di questi progetti non ebbero successo, altri furono veri e propri fallimenti.

Eppure, proprio in quel periodo nacque una delle sue forze maggiori: la capacità di considerare ogni tentativo come un’informazione preziosa, non come una sconfitta. Ogni errore diventava un’indicazione su dove andare e dove no. Il fallimento non era una fine, ma un laboratorio.

IL GIOCATTOLO CHE CAMBIÒ IL DESTINO DELL’AZIENDA

È qui che si inserisce uno degli episodi più significativi: l’invenzione dell’Ultra Hand da parte di Gunpei Yokoi, un giovane dipendente che creò quel giocattolo per puro divertimento. Il presidente lo notò, lo trasformò in un prodotto vero e questo portò Nintendo per la prima volta verso un mercato completamente nuovo. Un’idea nata in un angolo dell’azienda cambiò la sua storia.

La nascita dell’Ultra Hand mostrò qualcosa che Nintendo non aveva ancora compreso pienamente: la creatività interna era il suo vero capitale. Da quel momento iniziò a investire seriamente nello sviluppo di giocattoli, lasciando spazio alle idee dei dipendenti, anche quando sembravano troppo semplici o fuori dagli schemi.

Questo approccio aprì la strada a nuovi prodotti, nuovi reparti e nuove figure professionali. E soprattutto, mostrò all’azienda che il futuro non sarebbe arrivato copiando ciò che funzionava già, ma valorizzando ciò che emergeva spontaneamente.

L’INGRESSO NEI VIDEOGIOCHI

Quando Nintendo decise di esplorare il settore dei videogiochi, non aveva competenze formali in quel campo. Assunse giovani creativi, illustratori, studenti, persone che non provenivano dal mondo tecnico tradizionale. L’assenza di rigidità creò uno stile nuovo: giochi accessibili, colorati, intuitivi.

Fu una scelta controcorrente, ma vincente. Invece di inseguire le tecnologie più potenti, Nintendo investì in idee solide, personaggi memorabili e meccaniche che potessero durare nel tempo. Non rincorse il mercato: creò un mercato proprio.

PERCHÉ IL GAME BOY ERA “SCADENTE” E PER QUESTO GENIALE

Quando uscì il Game Boy, molti criticarono la console: lo schermo era in bianco e nero, poco luminoso e tecnicamente inferiore rispetto ai concorrenti. Ma Nintendo aveva fatto una scelta precisa: voleva un prodotto resistente, leggero, con batterie durature e un prezzo accessibile.

Quella decisione, apparentemente modesta, rese il Game Boy uno dei prodotti più longevi e venduti della storia. Una lezione potente: non sempre vincere significa inseguire la massima potenza; a volte vince ciò che è progettato per essere semplice, affidabile e davvero utile.

QUANDO IL FALLIMENTO APRE UNA STRADA NUOVA

Il GameCube non ebbe il successo sperato. Molte aziende avrebbero cercato di imitare i concorrenti, ma Nintendo scelse l’opposto: differenziarsi ancora di più. Da quella riflessione nacquero il Nintendo DS e la Wii, due prodotti che cambiarono completamente il significato di videogioco domestico.

Il fallimento non fu un ostacolo, ma una nuova direzione.

LA LEZIONE DI IWATA

Nel 2014, in un momento complesso per l’azienda, il presidente Satoru Iwata scelse di dimezzarsi lo stipendio per evitare licenziamenti. Una decisione rara, che mostrò la volontà di proteggere le persone prima dei numeri. Una leadership che non guarda solo alle strategie, ma alle relazioni che le sostengono.

SWITCH: IL SUCCESSO NATO DA UN INSUCCESSO

La Wii U non ebbe l’impatto previsto. Ma invece di abbandonare l’idea, Nintendo analizzò con attenzione ciò che aveva funzionato: l’esperienza ibrida, la versatilità del gioco condiviso, l’interazione che permetteva di passare da una modalità all’altra con naturalezza. Quegli elementi, rielaborati e semplificati, divennero la base della Switch, una console costruita ascoltando ciò che il pubblico aveva apprezzato davvero. Il risultato fu uno dei maggiori successi della storia dell’azienda.

DIVENTARE ADULTI MIGLIORI

La reinvenzione non segnala fragilità, ma lucidità. È la capacità di riconoscere che una versione di noi ha fatto il suo percorso, e che un nuovo ciclo sta iniziando. È un gesto profondamente adulto, perché implica responsabilità, ma anche immaginazione: serve il coraggio di lasciare andare ciò che conosciamo e la fiducia di orientarci verso qualcosa che ancora non vediamo del tutto.

Ogni fase di cambiamento porta con sé una naturale esitazione, ma anche la possibilità di costruire qualcosa di più coerente con chi siamo oggi. Ed è proprio in quella soglia, tra ciò che eravamo e ciò che possiamo diventare, che cresce la nostra parte migliore.

Come disse Shigeru Miyamoto: “Un buon gioco non è mai finito, si evolve mentre lo giochi.”

E forse questo vale anche per noi.

Ek.

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