GAMAN GIAPPONESE: COSA INSEGNA AI BAMBINI E COSA POSSIAMO IMPARARE IN ITALIA

Bambini giapponesi che collaborano nella pulizia della classe, esempio di responsabilità condivisa ispirata al gaman.
Bambini giapponesi durante un momento di collaborazione scolastica, simbolo della pratica del gaman e dell’educazione alla responsabilità.

IMPARARE DA PICCOLI

Negli anni ho imparato che la responsabilità non è mai una punizione: è uno spazio di libertà. Una consapevolezza che ho ritrovato più volte studiando modelli educativi diversi dal nostro. Tra questi, uno mi ha colpito per semplicità ed efficacia: il gaman giapponese, l’arte di affrontare le difficoltà senza lamentarsi e con un profondo rispetto per ciò che è comune.

In Giappone i bambini iniziano a sperimentare questo approccio molto presto. A sei anni, ad esempio, partecipano alle pulizie quotidiane della scuola. Non come castigo, ma come parte naturale della loro formazione. Quando diamo ai bambini compiti reali, non solo simbolici, accade qualcosa di molto significativo: si sentono capaci, utili e parte di un luogo che percepiscono come proprio. Questo principio, alla base del gaman, offre spunti preziosi anche per il contesto italiano.

COSA SIGNIFICA GAMAN GIAPPONESE

Il termine gaman (我慢) significa resistere mantenendo pazienza, dignità e autocontrollo. È un concetto radicato nella tradizione buddista Zen e nello shintoismo e rappresenta un pilastro culturale dell’educazione giapponese. Come mostrato da studi pubblicati sul Journal of Management Inquiry, il gaman influisce profondamente sul comportamento sociale già nell’infanzia.

Collegata al gaman è la pratica dell’o-soji, il momento in cui gli studenti dedicano del tempo alle pulizie della scuola. Non è un’attività marginale, ma un rituale educativo finalizzato a sviluppare senso civico, autodisciplina e attenzione verso gli spazi condivisi.

COME FUNZIONA IL MODELLO DELL’O-SOJI

Secondo le linee guida del Ministero dell’Istruzione giapponese (MEXT), le scuole organizzano gruppi di studenti che si occupano quotidianamente della pulizia di bagni, corridoi, aule e spazi comuni. L’obiettivo non è sostituire il personale scolastico, ma educare attraverso l’esperienza diretta.

Questa pratica permette ai bambini di comprendere che lo spazio in cui vivono ogni giorno dipende anche da loro. Il lavoro in gruppo rafforza la cooperazione, perché ciascuno svolge una parte del compito e contribuisce al risultato finale. Le ricerche dell’American Psychological Association mostrano inoltre come queste attività aiutino a sviluppare capacità di autoregolazione emotiva, insegnando a gestire piccoli disagi senza ricorrere alla lamentela.

Anche l’OCSE, nei suoi rapporti sulle competenze socio-emotive degli studenti, evidenzia che gli studenti giapponesi riportano un forte senso di appartenenza e responsabilità verso la scuola, segno di un modello educativo orientato alla comunità.

PREGI DEL GAMAN NELLO SVILUPPO DEI BAMBINI

Il gaman giapponese contribuisce a formare cittadini responsabili, capaci di riconoscere il valore del bene comune. Le ricerche condotte dalla Stanford University mostrano come la responsabilità condivisa sia un elemento determinante nella costruzione della coesione sociale, soprattutto nei momenti di crisi.

Le scuole che adottano il sistema dell’o-soji registrano minori atti vandalici e un maggiore rispetto per l’ambiente scolastico. Quando gli studenti si occupano della cura degli spazi quotidianamente, sviluppano un senso di appartenenza che si estende anche alla comunità in cui vivono. Un ulteriore vantaggio riguarda la resilienza emotiva: il gaman allena a tollerare la frustrazione, a ritardare la gratificazione e a sviluppare una forma di pazienza attiva.

LIMITI E CRITICITÀ DEL MODELLO

Come ogni modello educativo, anche il gaman giapponese presenta limiti. Alcune ricerche della University of Tokyo, pubblicate su Frontiers in Psychology, segnalano il rischio di un’eccessiva repressione emotiva. La richiesta costante di autocontrollo può generare la percezione che mostrare disagio sia un errore, con conseguenze sulla capacità di chiedere aiuto.

Un altro rischio è il conformismo. La forte attenzione al gruppo può rendere più difficile esprimere opinioni divergenti, soprattutto per gli studenti più introversi. Infine, non tutti i bambini vivono le responsabilità con la stessa serenità. Alcuni possono percepirle come un peso, soprattutto se non accompagnate da un adeguato supporto emotivo.

COME IL GAMAN MIGLIORA LA SOCIETÀ GIAPPONESE

Il gaman giapponese non rimane un concetto scolastico, ma influenza in modo diretto il modo in cui le persone vivono la comunità. L’educazione alla responsabilità e alla cura degli spazi comuni si riflette nella pulizia delle città, dove l’ordine non dipende da controlli rigidi, ma da abitudini interiorizzate fin dall’infanzia. La pratica quotidiana dell’o-soji aiuta i bambini a comprendere che gli ambienti condivisi appartengono a tutti e meritano attenzione; un principio che tende a rimanere anche nell’età adulta.

Questo approccio ha effetti anche sul comportamento collettivo. Secondo la Harvard Graduate School of Education, la cooperazione appresa a scuola contribuisce a formare cittadini inclini alla collaborazione e alla gestione pacifica dei conflitti. Allo stesso modo, studi della Stanford University mostrano come la cultura del gaman favorisca reazioni ordinate e solidali nei momenti di crisi, grazie alla capacità di mantenere autocontrollo e senso del gruppo.

Infine, partecipare fin da piccoli alla cura degli ambienti scolastici rafforza la fiducia nelle istituzioni e il rispetto delle regole. Quando la responsabilità diventa un gesto quotidiano, cresce la percezione che il bene comune sia una parte naturale della propria vita, non un obbligo esterno.

PERCHÉ IN ITALIA LA LAMENTELA È COSÌ DIFFUSA

La tendenza degli italiani a esprimere insoddisfazione o a commentare ciò che non funziona non è un difetto nazionale, ma un fenomeno che la psicologia culturale interpreta come tipico delle società a comunicazione espressiva. Studi condotti da ricercatori come Triandis, Markus e Kitayama mostrano che nelle culture più orientate all’espressione emotiva, come quelle mediterranee, verbalizzare il disagio è parte integrante della relazione sociale. La lamentela diventa quindi una forma di connessione, un modo per creare vicinanza e riconoscersi nella stessa esperienza emotiva.

Questa dinamica contrasta con quella di culture come quella giapponese, dove prevalgono modelli comunicativi più riservati e orientati all’armonia del gruppo. Il gaman incoraggia la gestione silenziosa delle difficoltà e la ricerca di soluzioni prima dell’espressione del disagio. Non significa che la lamentela non esista, ma viene espressa con maggiore cautela per evitare tensioni e mantenere l’equilibrio sociale.

In Italia, inoltre, la tendenza a notare ciò che non funziona è favorita da una lunga storia di instabilità istituzionale e complessità amministrative, che hanno reso la vigilanza critica una forma di autodifesa culturale. Da questa prospettiva, vedere il bicchiere mezzo vuoto può avere anche una funzione adattiva: aiuta a individuare rapidamente criticità, anticipare problemi e sviluppare strategie pragmatiche. La ricerca psicologica suggerisce che un moderato realismo negativo può persino rafforzare la resilienza cognitiva, purché non scivoli nel pessimismo costante.

In sintesi, la maggiore propensione italiana alla lamentela non è un limite, ma l’espressione di uno stile comunicativo diverso. Comprendere questa differenza permette di cogliere ciò che il gaman giapponese può insegnarci senza rinnegare ciò che appartiene alla nostra cultura emotiva.

COSA POTREMMO IMPARARE IN ITALIA

Portare integralmente il modello giapponese in Italia non sarebbe realistico né necessariamente utile. Tuttavia, esistono elementi del gaman giapponese che possono ispirare pratiche adattabili. Introdurre piccole responsabilità quotidiane, non punitive, potrebbe avvicinare i bambini al concetto di bene comune. L’educazione civica, se resa concreta attraverso attività di collaborazione e cura degli spazi scolastici, può diventare un’occasione di crescita reale. Dare fiducia ai bambini, offrendo loro ruoli autentici, genera autonomia e rafforza l’autostima. Infine, sarebbe utile diffondere una narrazione diversa della responsabilità: non come peso da sopportare, ma come spazio di libertà e partecipazione.

In molte scuole italiane, ad esempio, i bambini potrebbero prendersi cura quotidianamente di una piccola parte della classe, come l’angolo della lettura o l’area dei materiali condivisi. Questa attività, se svolta in modo sereno e non punitivo, aiuterebbe a sviluppare senso di appartenenza e attenzione verso gli oggetti comuni. Anche la gestione di un breve momento di ordine alla fine delle lezioni, svolto da tutti insieme, favorirebbe la collaborazione e renderebbe più naturale la percezione degli spazi scolastici come luoghi da rispettare.

Un’altra pratica utile potrebbe essere la rotazione di micro-ruoli settimanali, come la cura delle piante, il riordino dei materiali artistici o la distribuzione dei quaderni. Questi compiti, quando percepiti come responsabilità e non come imposizioni, aumentano l’autonomia e migliorano la capacità di organizzarsi. La ricerca educativa mostra che piccoli incarichi ricorrenti aiutano i bambini a percepirsi competenti e a comprendere il valore del contributo individuale.

DIVENTARE ADULTI MIGLIORI

Il gaman giapponese ci ricorda che la resilienza non nasce solo dalle grandi prove della vita, ma dalla capacità di affrontare le piccole difficoltà quotidiane senza percepirle come punizione. Quando una persona, bambina o adulta, si sente parte attiva di un luogo, cresce in lei un senso nuovo di libertà e di appartenenza. Ed è proprio questa qualità a trasformare le comunità nel lungo periodo.

Come scriveva Kahlil Gibran, la responsabilità è il prezzo della libertà. Un prezzo che vale sempre la pena di essere pagato.

Ek.

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