L’ultimo giorno dell’anno porta via con sé fatiche, gioie, dolori, successi e insuccessi dell’anno passato. L’anno è finito.
Com’è andata è andata, la partita è chiusa e non ci dovremmo pensare più. Anche se, a dire il vero, sappiamo tutti che non è così immediato.
Nei primi giorni dell’anno si è soliti stilare la lista dei buoni propositi. Io, a dire il vero, le liste le scrivo più volte durante l’anno. Non solo a gennaio. Succede perché nel frattempo alcuni obiettivi vengono raggiunti, altri cambiano forma, e spesso ne nascono di nuovi. Le liste, in fondo, raccontano il movimento della vita, non una fotografia immobile.
Gennaio però resta un momento particolare. Porta con sé grandi aspettative e grandi speranze. Forse perché ci sentiamo tutti un po’ più consapevoli, un po’ più grandi. O forse perché, con il tempo, impariamo a conoscerci meglio, ad accettare i nostri pregi e i nostri difetti, ma soprattutto a capire cosa vogliamo davvero.
Con noi cambiano i desideri, le aspettative, le priorità.
Non è solo una sensazione. Una ricerca dell’Università della Pennsylvania parla di fresh start effect: i momenti simbolici, come l’inizio di un nuovo anno, aumentano temporaneamente la motivazione al cambiamento perché ci permettono di separare mentalmente ciò che siamo stati da ciò che vogliamo diventare. È come se il calendario ci concedesse una pausa e una nuova possibilità.
Rileggendo le liste degli anni passati, le reazioni che emergono sono quasi sempre due: un sorriso o una certa rabbia. Si sorride quando un punto si è realizzato, o si è trasformato in qualcosa di positivo. Ci si arrabbia quando lo si vive come un fallimento.
Nella mia esperienza, ho notato che spesso non è l’obiettivo a fallire, ma il modo in cui lo avevamo caricato di aspettative irrealistiche.
Condividere una lista non serve a fare confronti, ma a ricordarci che avere cose in sospeso è normale. La vita è lunga, e ci saranno sempre nuovi sogni, nuovi tentativi e nuovi viaggi.
STILARE UNA LISTA POSSIBILE, NON PERFETTA
Quando arriva il momento di scrivere i buoni propositi, il rischio è sempre lo stesso: voler sistemare tutto insieme.
La psicologia comportamentale ci dice che non è la quantità di obiettivi a fare la differenza, ma la loro sostenibilità. Secondo l’American Psychological Association, scrivere obiettivi chiari e realistici aiuta a ridurre l’ansia e a dare una forma all’incertezza.
Una lista utile non è quella che impressiona, ma quella che accompagna.
PRENDERSI CURA DEL PROPRIO TEMPO
Uno dei buoni propositi più importanti, e spesso più trascurati, è imparare a proteggere il proprio tempo. Non per riempirlo meglio, ma per usarlo con più intenzionalità.
Dire qualche “no” in più, rallentare quando serve, smettere di vivere ogni momento libero come uno spazio da occupare per forza. Il tempo è limitato, e scegliere come spenderlo è una forma di rispetto verso se stessi.
RIDURRE IL CONFRONTO E L’IPERCONNESSIONE
Viviamo in un contesto in cui il confronto è continuo, silenzioso e spesso poco consapevole. I social network amplificano questa dinamica, soprattutto nei momenti emotivamente intensi come le feste o i passaggi simbolici.
Diversi studi universitari mostrano che l’uso passivo dei social aumenta il senso di inadeguatezza e il confronto sociale. Uno studio sperimentale condotto su giovani adulti ha mostrato che ridurre l’uso dei social media porta a una diminuzione di solitudine e sintomi depressivi.
Un buon proposito può essere proprio questo: usare la tecnologia come strumento, senza lasciare che diventi un metro di giudizio.
ASCOLTARE DI PIÙ IL PROPRIO CORPO
Mangiare meglio, dormire di più, muoversi con maggiore regolarità. Non come imposizione, ma come ascolto.
Spesso il corpo manda segnali chiari prima che ce ne rendiamo conto davvero. Rivedere alcune abitudini automatiche e chiedersi di cosa si ha bisogno può essere più efficace di qualsiasi piano rigido.
ACCETTARE I MOMENTI DI DUBBIO NEL LAVORO E NELLO STUDIO
Che si tratti di lavoro, studio o progetti personali, i momenti di incertezza arrivano sempre. Quando un obiettivo conta davvero, è normale attraversare fasi di sconforto.
La ricerca sul growth mindset, sviluppata all’Università di Stanford, mostra che non sono le difficoltà a bloccarci, ma il significato che attribuiamo loro. Il dubbio non è un segnale di incapacità, ma una parte naturale del percorso.
FARE SPAZIO AL CAMBIAMENTO, ANCHE QUANDO SPAVENTA
Cambiare abitudini, casa, ruolo o prospettiva mette sempre in discussione la nostra zona di comfort. È normale resistere.
Il cervello preferisce ciò che è noto perché consuma meno energia, ma crescere significa anche accettare una certa dose di instabilità senza viverla come un fallimento.
SMETTERE DI TRATTARSI COME UN PROGETTO DA AGGIUSTARE
Forse il proposito più difficile di tutti è questo: smettere di vivere come se fossimo sempre incompleti.
Migliorarsi non significa correggersi continuamente, ma conoscersi, accettare i propri limiti e scegliere con più consapevolezza dove investire le energie.
UNA LISTA COME BUSSOLA, NON COME TRIBUNALE
I buoni propositi non servono a diventare persone nuove, ma a diventare un po’ più fedeli a se stessi.
Non tutto andrà come previsto, alcune cose resteranno in sospeso, altre cambieranno direzione. Ed è giusto così.
L’importante è che la lista non diventi un elenco di colpe, ma una bussola gentile. Un promemoria del fatto che possiamo scegliere, anche a piccoli passi.
Come ricordava Seneca:
“Non osiamo perché le cose sono difficili, ma le cose sono difficili perché non osiamo.”
E forse il senso di un nuovo anno è proprio questo: ricordarci che possiamo ancora provare.
EK.
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